Il tocco finale

Quando avete imparato alla perfezione la tecnica del fare i nodi, siete arrivati alla scuola di alto livello dello styling delle cravatte. Essa richiede che prima di tirare fino in fondo venga praticata un'ammaccatura nell'estremità larga, e ciò poco al di sotto del nodo. Gli esperti la chiamano "dimple", che significa qualcosa come fossetta. Un motivo effettivo non esiste in realtà, ma la seta attraverso la piccola affossatura da un'impressione più lussuriosa e il nodo riceve una punta di eleganza disinvolta. Nel caso delle cravatte di seta pressata il "dimple" non tiene spesso a lungo, in quanto il materiale di solito è troppo liscio. Questo funziona in modo migliore con i jacquard resistenti.

Se bisogna far scorrere l'estremità stretta attraverso il passante oppure attraverso l'etichetta, è una questione soltanto filosofica. Il gentiluomo inglese lo farebbe in ogni caso, l'italiano preferisce privarsene. E chi ha ragione? Nessuno dei due, è ancora una volta una questione di gusti. Tuttavia qualcosa è a favore della concezione del sud. In quanto la cravatta richiama più un fazzoletto di seta avvolto se entrambe le estremità del nodo annodato lasco pendono.

Chi impara ad annodare le cravatte, riceve per prima cosa le regole generali, che entrambi i lati devono essere alla stessa altezza oppure che la parte larga deve essere leggermente più alta rispetto alla parte stretta. Anche qui gli italiani eleganti hanno la loro propria opinione. Per loro un bel nodo è più importante di qualsiasi altra cosa. Ma purtroppo in alcuni casi il nodo ottiene il vero volume soltanto quando viene annodato con la parte larga della cravatta. Per questo motivo la parte stretta molto lunga non è rara da vedere soprattutto a sud delle Alpi. Chi in passato si era già posto il problema ora conosce la risposta a questa domanda.


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